lunedì 3 settembre 2007

dimensione natura #1

Nelle nostre zone esistono ancora posti solo marginalmente “violati” (e per fortuna direi) dalla “longa manus” dell’uomo. La foce del fiume Neto è uno di questi casi.
Il fiume, il cui letto fiancheggia da vicino il nostro paese e a cui ha dato in parte il nome, con ritmi stagionali di piena e di secca, “vive la sua vita” e lascia che le sue acque scorrano placidamente fino al mare. Ma in diverse circostanze, e con molti danni, ha dimostrato quanto sia impossibile a volte contrastarlo, avvertendo “l’uomo dominatore”.
Una peculiarità che per molti versi lo rende speciale è l’incantevole bellezza di alcuni tratti del suo lungo corso, bellezza che ti toglie il fiato e da contemplare, tratti dal “sapore” incontaminato, posti selvaggi, misteriosi e affascinanti in cui è facile riscoprire e riassaporare il proprio senso di appartenenza alla natura.
Una sensazione strana addentrarsi nei suoi meandri. Una pace estrema, un vivere fuori dal mondo e dalla quella dimensione del quotidiano che ti risucchia inesorabile nel suo baratro di stress e di tempo-denaro facendoti perdere di vista molte cose. E ti accorgi di quanto possa essere bello, rilassante e rigenerante “perdersi” in quel silenzio a momenti interrotto dal cinguettio degli uccelli, dallo scorrere delle acque, dall’odore dell’erba e degli alberi o ancora dallo stesso vagare curioso dello sguardo, magari rivolto verso l’azzurro del cielo che, presi da altro, nemmeno più osserviamo. Ed è ancor di più incantevole, quasi irreale, lasciarsi cullare in questa diversa dimensione che scandisce lentamente il tempo e ti estranea da tutto e da tutti. Sei solo tu e la natura.
Bella esperienza quella che ci ha fatto percorrere a tratti il fiume per raggiungere la sua foce. Difficoltà impressionante per trovarla, non quanto l’avventurarsi in stradine di campagna disperse, inaccessibili e impraticabili. Ed è altrettanto sorprendente alla fine di tante peripezie ritrovarsi dinnanzi a turisti stranieri che erano lì in campeggio e ti chiedi…”ma come ci sono arrivati?”.
Questo posto ha creato ampio dibattito e dissapori tra chi sosteneva il mega e faraonico progetto “Europaradiso” e gli ambientalisti che cercavano di proteggere quest’aria prioritaria in termini di biodiversità, proprio per l’alta valenza naturalistica e ornitologica.Personalmente, a noi, che l’escursione ha regalato intensi attimi di quiete e di calma interiore ed esteriore, ci piace vederlo e immaginarlo come un posto da valorizzare e non da devastare, ricercando uno sviluppo sganciato dalle vecchie logiche che hanno determinato lo scempio di molte parti del paesaggio calabrese. Il tutto magari creando un tracciato conforme e adeguato al contesto, attraverso interventi ad hoc che possano implementarne la bellezza e la fruibilità, in una cornice sapientemente costruita che ne preservi e ne lasci intatta l’indiscussa magnificenza.




Maria Angela Pugliano

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Consentitemi di dire che non fa altro che piacere sapere che ci sono giovani cha amano la semplicità e la bellezza di posti come questi.Bel lavoro.
Anna

Anonimo ha detto...

Complimenti Mariangela, bella idea... sarò felice di "diaframmare" con voi!!!
A presto Carolina

Anonimo ha detto...

complimemti sinceri e non solo, pre scoprire che esistono dei posti così doveva nascere diaframmi? animi sani in posti sani fatecci sognare con altre meraviglie. domanda a mariangela come hai fatto a raggiungere questo paradiso? ciao

Anonimo ha detto...

Mi associo alla domanda. Come hai fatto Maria Angela. Una volta ci ho provato ma mi sono perso. Bellissime le foto, che invidia. Indicatemi la stradaaaaaaaaa.

Antonio

Anonimo ha detto...

Carissimi,
in effetti non è molto semplice raggiungere questo posto. Anche le stradine poi non è che siano granchè. Quindi a meno che non vi ci conduca qualcuno che già lo conosce (io ci sono arrivata grazie al mio amico Giampiero)dovete avventurarvi.... e prima o poi ce la farete...e credetemi ne vale proprio la pena.
Maria Angela