lunedì 3 settembre 2007

racconti di strada #2



CROTONE.
Illusoriamente, dopo aver letto quanto sopra riportato nella sezione dedicata a Rocca di Neto, viene spontaneo pensare che la nostra situazione sia solo un ritaglio, uno spezzone di vita di una dimensione circoscritta, limitata e ignorante nel pensiero, un caso a parte che non si rende conto del potenziale a disposizione, non sapendolo gestire e sfruttare in nessun modo.
Troppo semplici queste assurde considerazioni. Lo dimostra il fatto che non bisogna andare tanto lontano, da una “realtà” come la nostra, per accorgersi che le cose non stanno così. Ma quel che ti dà da pensare, ed è più grave, è che il posto in questione non è un altro paese, ma niente poco di meno che il nostro capoluogo di Provincia.
Anche Crotone vive una situazione di “quasi oblio” per molti versi analoga a quella di un piccolo paese come il nostro.
Tra un turismo mai completamente decollato, abusivismo edilizio, tassi di tumoralità e di disoccupazione cronica e altri temi e problematiche che puntualmente rimbalzano all’attenzione di tutti è piuttosto facile “pescare”, tra le tante negatività che si agitano nel calderone, lo stato in cui versano posti di notevole rilevanza storica e ai quali non si attribuisce la giusta considerazione e non se ne “riconosce” la fondamentale importanza, magari troppo attenti ad altro e dando per scontato la loro presenza fisica … “sono lì…ci sono…e questo basta”. È tutto alquanto paradossale. Ci si è mai posti il problema o la preoccupazione di cosa fare affinché continuino ad esserci?

Per questo è decisamente vergognoso vedere come alcuni dei luoghi che decantavano la magnificenza e lo splendore culturale magno-greco, motivo di vanto e di orgoglio storico, siano in parte “abbandonati al loro destino” e solo marginalmente valorizzati.
Percezione del passato e realtà non coincidono. Ed anche in questo caso le foto lasciano trasparire immagini dal “sapore amaro”. Sgomento e stupore cedono spesso il posto ad una rabbia impotente. Perché?
È desolante visitare il parco archeologico di Capo Colonna, emblema dei resti dell’antico tempio di Hera Lacinia, e vederlo invaso da sterpaglia, logorato dal tempo e senza nessun tipo di accorgimento in termini di controllo o accoglienza turistica….. o il maestoso castello di Carlo V, limitato e riduttivo negli spazi da visitare, che attesta al suo interno la presenza di nuclei abitativi con antenne e paraboliche che ovunque sono visibili e che contrastano con quella che dovrebbe essere l’anima e il valore del posto…. O ancora l’area antistante l’ex Montedison o Pertusola sud che si potrebbe rendere fruibile ai turisti, vista la presenza del patrimonio archeologico del quartiere nord dell’antica Kroton custodito sotto questo mantello di terra, e che invece vede le diverse parti in causa, pubbliche e private, alle prese con dissapori e problemi circa le responsabilità per i vecchi operati e l’impellente necessità di messa in sicurezza, bonifica e risanamento di questi siti che risultano essere altamente inquinati. E ciò che si prospetta dinnanzi ai nostri occhi è un immenso pezzo di terreno incolto, invaso da erbacce, dinnanzi ad un’area industriale, per anni operativa tra mille problemi, che oggi presenta stabilimenti in fase di smantellamento e in gran parte dimessi e il cui stato dei lavori continua a non dare protezione ai danni provocati dal deflusso verso il mare delle acque di falda contaminate.
E questi sono solo alcuni degli esempi dello “stato di conservazione” (naturalmente in negativo) in cui versa il patrimonio storico-artistico-culturale di Crotone.
F. Nietzsche sosteneva che “l’arte esprime direttamente il divenire e la caducità di tutto ciò che è umano”. Ma qui è in gioco l’unica traccia concreta e vera che ci è rimasta e che ci lega all’antico splendore del nostro passato, quello che da sempre ha contraddistinto la nostra terra, le nostre radici, la nostra identità da tutto il resto. Non dobbiamo lasciare che questo diventi qualcosa di fugace, effimero e labile, ma dobbiamo preservarlo e conservarlo. Dovrà essere testimonianza di ciò che è stato, di ciò che è e di ciò che sarà. Dovrà rimanere “eterno nel tempo”, come legame indissolubile e come ricordo di questa nostra terra fondata dagli Achei e diventata poi culla della Magna Grecia, in cui cultura, bellezza e arte si sono sapientemente fuse raggiungendo il punto massimo di splendore di ogni epoca a venire.
Maria Angela Pugliano

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Non fermatevi solo alla superfice, a questi posti ben conosciuti. Spingetevi oltre, scavate in altri luoghi messi peggio di questi della nostra Crotone.Mi piace questa sorta di "scoperta" a cui avete dato inizio. Non fermatevi.
Ale

Anonimo ha detto...

Che ingiustiza, che vergogna avere tanto e con totale disinteresse lasciarlo "morire" così.