
Ultimo della saga, “Harry Potter e i Doni della Morte” conclude (sicuri?) il viaggio e le battaglie del nostro amatissimo eroe. Anche i più esigenti (vedi: me) non sono rimasti delusi: segreti sono stati svelati, dubbi sono stati chiariti, nuovi cammini sono stati intrapresi. Lasciate perdere i media: gli italiani sono ottusi, bigotti ed ignoranti…basta leggere qualche recensione per avere la prova palese di un retaggio culturale-religioso che poco spazio lascia ad un certo tipo di opere. Tutto ciò che riescono ad elaborare riguarda il cospicuo conto in banca di autrice (che non potrà mai essere ringraziata abbastanza per quello che ha creato) e giovani attori. Tipico stile dei nostri dottissimi (e invidiosissimi) gossip pari…ops, giornalisti! Ma bando alle ciance.
Il libro, inutile dirlo, è un autentico Capolavoro. Come i precedenti capitoli, anche questo richiede spirito critico, immaginazione e capacità di vedere oltre la mera parola. Quando si parla di Harry Potter non se ne può raccontare la storia: ogni episodio è così importante, intenso, ricco di particolari e sfumature da non tralasciare, che non si può fare a meno di leggere i libri. Chi ha solo visto i film (per quanto ben fatti, e neanche tutti) può avere una vaga immagine di ciò che è. Nulla di più. Harry Potter deve essere vissuto, toccato, pagina dopo pagina. Lì risiede il suo spirito, la sua magia: fa ridere, piangere, sghignazzare, imprecare, sognare. Il suo mondo è molto più vicino al nostro di quanto si possa credere (chi vi ricordano i Mangiamorte? giusto per fare un esempio lampante). In effetti, È il nostro; solo che loro hanno la Magia (che a noi manca in maniera imperdonabile). J.K. Rowling merita di essere studiata a scuola assieme a Swift, Kipling, Hemingway, Tolkien (altro da inserire nella lista). I motivi sono tanti e diversi, alcuni più seri altri meno (beh, dipende dai punti di vista): viviamo un momento di profondi cambiamenti e difficili decisioni…non guasterebbe insegnare ai giovani (e meno giovani) rispetto, lealtà, umiltà, amore, coraggio di affrontare le proprie paure; che siamo l’uno diverso dall’altro, ma non per questo nemici; che non esistono uomini perfetti; che non tutto è come sembra; che la saggezza e la conoscenza sono figlie di errori e dolori; che anche se si è un po’ sfigati si possono fare grandi cose; che a volte bisogna scegliere “ciò che è giusto, non ciò che è facile”; e che tutte le nostre azioni, buone o cattive, ci ripiombano addosso, prima o poi, in un modo o in un altro. E poi, il mondo di Harry Potter ha tutto ciò che molti (vedi: me) vorrebbero: una scuola magica, un Preside “cool” (non c’è altra definizione); tavoli che lottano tra di loro; rane di cioccolato che prendono vita; soggetti di foto e quadri che si muovono (e possono anche fare qualche gesto rude, se li si infastidisce),… Insomma, i motivi per leggerlo e amarlo sono così tanti che qualsiasi parola è uno spreco di tempo. Quindi…
Un appunto: purtroppo la traduzione italiana non è neanche lontanamente all’altezza dell’originale, né delle traduzioni precedenti. In due parole, povera e piatta. Per non parlare, poi, di un errore di stampa che ha provocato l’eliminazione di un periodo (relativo ad una scena nella Sala Grande): inammissibile.
Niente trama, questa volta. Se volete entrare nel mondo magico
NOTA: Solo un’anticipazione: il dialogo tra Silente ed Harry (come era successo in “Harry Potter e l’Ordine della Fenice”) rappresenta alcune delle pagine più belle mai scritte.